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LE POLITICHE GIOVANILI  

[fonte: VEDOGIOVANE - animazione sociale e culturale]

Perchè una guida alle Politiche Giovanili

L'ambito delle politiche giovanili in Italia fatica a svilupparsi: non ci sono leggi nazionali in materia, non c’è un disegno organico rispetto ad azioni dello Stato nei confronti delle nuove generazioni, non ci sono Ministeri o Agenzie nazionali. Vi è stato una sorta di rigetto nei confronti dell'attuazione di una forte azione politico – formativa rivolta ai giovani. Il passaggio alla vita adulta e professionale, che in Europa è compito dello Stato, così come l’educazione alla democrazia ed alla partecipazione alla vita sociale, sono state affidate alla famiglia ed alla scuola da un lato e, dall’altro, ai soggetti “associativi” (partiti, associazioni, sindacati) operanti nella società civile. In questa situazione di “delega” di responsabilità chi da sempre si è assunto l’onere di intervenire (oltre ai soggetto già citati) sono stati i Comuni e, quasi esclusivamente, sulla base di una personale sensibilità dei vari Amministratori. A livello nazionale si sono così sviluppati nel tempo interventi a “macchia di leopardo”, opzionali e a valenza debole. Una debolezza in primis economica: alle politiche giovanili viene mediamente destinato lo 0,24% delle uscite comunali. Ma non si tratta solo di questo: infatti anche la qualità delle proposte spesso lascia a desiderare, in quanto queste sono consistite nel semplice intrattenimento o, al più, in un’offerta di partecipazione a qualche sporadica attività. Ma non solo: gli interventi per i giovani sono spesso deboli anche perché sono monotematici (si concentrano cioè su una cosa sola, es. Informagiovani, Centri di Aggregazione, ecc.). Quindi vi è sempre stato nella maggioranza dei casi una sorta di “assistenzialismo” piuttosto che una proposta politica su ricerca e promozione di valori forti o di temi generatori attuali (es globalizzazione, lotta al razzismo, prevenzione, pace, aids, Nord Sud del mondo, ecc.), o un’attenzione a facilitare l’accesso dei giovani alla casa, al credito, all’informazione, al lavoro, all’impresa. Quindi temi deboli e poche risorse: è questo il circolo vizioso delle politiche giovanili italiane. Tutto ciò fa sì che l’Italia, con la Polonia, sia l’unico Stato della CE a presentare questa situazione di arretratezza culturale-legislativa (il Parlamento non è andato oltre l’elaborazione di disegni di legge, sia per le politiche giovanili, sia per gli Informagiovani). Esiste però dal 1997 una legge nazionale su infanzia ed adolescenza (285/97) e nel 2004 si è costituito un Forum nazionale giovanile. Oggi si sta attraverso un periodo di consistenti turbolenze innescate in particolare dall'attivazione di nuove normative di riforma istituzionale, che provocano notevoli cambiamenti degli assetti organizzativi in termini di poteri e competenze di numerosi soggetti organizzati (A.S.L., Regioni, Province, Comuni, Enti Privati, Cooperative, Associazioni). La fase attuale assegna alle istituzioni locali (Comuni, Province e Regioni) compiti precisi in materia di politiche giovanili. Si registrano così, da alcuni anni, significativi risultati raggiunti da progetti locali ed iniziative pilota in diversi Comuni e città italiane. Si tratta di ragionati e validi esperimenti territoriali in un sistema nazionale ancora da definire.

 

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