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I DIRITTI DEI GIOVANI

pesso si dice che bisogna investire sui giovani perché "saranno i cittadini del futuro". Questa frase però ha in sé un elemento di ambiguità, cioè l'uso del futuro (saranno): infatti spesso non si riconosce che i giovani sono, già da ora, cittadini a tutti gli effetti. Non solo i giovani, ma anche i minori sono, prima di tutto, una persona: ciò significa che il minore non appartiene ad una sorta di "sottocategoria" degli adulti, in quanto fin dalla nascita gode di quello stesso complesso di diritti garantiti ad un adulto, tecnicamente definito "capacità giuridica". Alla persona fisica, in quanto tale, quindi, senza distinzione di età, viene riconosciuto lo stesso quantitativo di tutela giuridica. Per cui a giovani e minori vanno riconosciute sensibilità, bisogni, istanze ben precise delle quali le Amministrazioni Pubbliche dovrebbero farsi carico, senza rinviare ad un domani o comunque investire sui giovani in vista di quel che diventeranno e non di quello che sono. Infatti, la logica che riconosce i giovani esclusivamente come cittadini del domani è fuorviante: si pensi ad esempio al sistema formativo progettato con logiche di questo tipo senza tenere conto di aspirazioni e desideri attuali degli interessati, ma in vista esclusivamente di quel che dovranno diventare. Mentre il grado di civiltà e di sviluppo di un Paese si misura comunque e sempre sulla voglia di futuro e sulle responsabilità verso le nuove generazioni che si visibilizza attraverso i progetti e le azioni realizzate dalle istituzioni.

In Italia

Nell'ordinamento italiano, il più importante riferimento giuridico in materia di giovani è la Costituzione: infatti l'articolo 31 (II° comma) recita: "La Repubblica protegge la maternità, l'infanzia, la gioventù". Però in Italia non esiste un disegno centrale per i giovani. Così, nel nuovo sistema statale più decentrato, le Regioni come stabilito dal nuovo articolo 117 della Costituzione dovranno assumersi un ruolo importante, in quanto spettano a loro le competenze in materia. Ad oggi però le Regioni che hanno legiferato in materia di politiche giovanili sono solo nove su venti (Veneto, Campania, Valle d’Aosta, Piemonte, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Sardegna e la Provincia Autonoma di Bolzano). Queste leggi hanno comunque poche risorse, una efficacia limitata e sono senz’altro da rivedere alla luce del nuovo ruolo di “policy makers” che le Regioni dovranno svolgere in materia di giovani. L'unico altro documento, oltre alla Costituzione, che riconosce i giovani come soggetti di diritti è lo "Statuto dei diritti delle studentesse e degli studenti" (Dpr 249/1998).
Nel corso degli anni si sono succeduti inoltre una serie di testi legislativi tematici aventi come destinatari i giovani.
Inoltre, diversi forum e convegni di giovani hanno dato vita a carte dei diritti della gioventù, più o meno conosciute; tra queste esperienze si segnalano: La carta delle città educative e La carta di Scandicci.

In Europa

Dal punto di vista giuridico, la tutela dei diritti dei minori e dei giovani è garantita dalle più alte fonti del diritto, che all'interno dei documenti generali di definizione dei diritti dell'uomo e del cittadino riservano uno specifico per giovani e minori. A livello di Comunità Europea invece, la Costituzione Europea firmata a Roma il 29 ottobre 2004 esplicita che "l'Unione ha competenza per svolgere azioni di sostegno, di coordinamento o di complemento, anche nei settori inerenti istruzione, gioventù, sport e formazione professionale (art.I-17)";in particolare, l'azione dell'Unione vuole (Art.III-282):

  • a) a sviluppare la dimensione europea dell'istruzione, in particolare mediante l'apprendimento e la diffusione delle lingue degli Stati membri;
  • b) a favorire la mobilità degli studenti e degli insegnanti, promuovendo tra l'altro il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio;
  • c) a promuovere la cooperazione tra gli istituti di insegnamento;
  • d) a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di istruzione degli Stati membri;
  • e) a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attività socioeducative e a incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita democratica dell'Europa;
  • f) a incoraggiare lo sviluppo dell'istruzione a distanza;
  • g) a sviluppare la dimensione europea dello sport, promuovendo l'imparzialità e l'apertura nelle competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello sport e proteggendo l'integrità fisica e morale degli sportivi, in particolare dei giovani sportivi".
Inoltre (Art. III-283) vuole: "facilitare l'accesso alla formazione professionale e a favorire la mobilità degli istruttori e delle persone in formazione, in particolare dei giovani"
Sempre a livello continentale un altro importante documento di riconoscimento e garanzia dei diritti è la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (1950) della cui attuazione si occupa il Consiglio d'Europa (Organizzazione Internazionale che riunisce 46 Stati democratici d'Europa).

Nel Mondo

A livello Mondiale due sono i documenti a cui si fare riferimento: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (10 dicembre 1948) e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Infanzia (20 novembre 1989; ratificata in Italia 176/91)
Sempre a livello internazionale, c’è da segnalare anche il Forum Sociale Mondiale che si è chiuso a Porto Alegre il 4 febbraio 2002; nel testo del documento finale “Resistenza al neoliberismo, al militarismo, alla guerra: per la pace le la giustizia sociale”, si dice esplicitamente: “Noi lottiamo per i diritti dei giovani, il loro accesso a una istruzione pubblica, gratuita e socialmente autonoma e l'abolizione del servizio militare obbligatorio”.

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